Con il suo approccio innovativo alla comunicazione scientifica, la nostra Sprint People Valerio Rosso, medico-chirurgo, psichiatra e psicoterapeuta, è riuscito a trasformare argomenti complessi come psichiatria e neuroscienze in contenuti accessibili e coinvolgenti, diventando un punto di riferimento per migliaia di persone.
Il suo ecosistema digitale è imponente: il suo blog personale sulla psichiatria e le neuroscienze, valeriorosso.com, è diventato il sito web sulla psichiatria più letto d’Italia. A questo si aggiunge il podcast “Lo Psiconauta” e il suo canale YouTube, che insieme hanno creato una community vastissima e fedele.
Valerio ha costruito una carriera clinica solida e prestigiosa. Ha svolto per circa 16 anni la sua attività esclusivamente presso il Centro di Salute Mentale di Boves e presso il Tribunale di Cuneo, come consulente tecnico d’ufficio. Nel 2019 ha lavorato per la ASL4 di Chiavari presso il Dipartimento di Salute Mentale, per poi tornare nel 2020 come responsabile sanitario del Centro di Salute Mentale di Boves e delle Comunità Alloggio “Ischiator” e “Corborant”.
Dal gennaio 2023 ha scelto di ridurre drasticamente la sua attività clinica, dedicando così più tempo alla sua missione di divulgazione scientifica. Una scelta significativa che testimonia il suo impegno nel rendere la psichiatria più comprensibile e meno stigmatizzata attraverso la comunicazione digitale.
L’abbiamo intervistato per scoprire come è riuscito a rendere la psichiatria accessibile attraverso i media digitali, come ha bilanciato la carriera clinica con quella di divulgatore e quali progetti ha per il futuro della comunicazione scientifica in ambito psichiatrico.
Dalla clinica alla comunicazione: l’evoluzione di uno psichiatra moderno
Come sei riuscito a trasformare concetti complessi delle neuroscienze in contenuti digitali accessibili e quale valore pensi abbia oggi la divulgazione psichiatrica nell’era dei social media?
È successo tutto un po’ per caso e un po’ per frustrazione. A un certo punto mi sono accorto che continuavo a dire le stesse cose, tutti i giorni, a pazienti diversi… e mi sono chiesto: “Ma se queste informazioni funzionano, se sono utili, perché non renderle accessibili a più persone possibile?”.
Poi c’è stato anche il desiderio – forse più viscerale che razionale – di scardinare quella visione polverosa della psichiatria, fatta di gergo oscuro e stanze chiuse. Oggi la comunicazione digitale, se fatta bene, con rigore scientifico ma anche empatia, è uno strumento terapeutico. Non nel senso stretto del termine, certo, ma nel senso che aiuta le persone a comprendere, a sentirsi meno sole, a iniziare un percorso. E quando qualcuno mi scrive: “Ho trovato il coraggio di andare da uno psichiatra grazie a un tuo video”, io penso che valga la pena continuare, nonostante tutto.
La tua carriera clinica di oltre 16 anni nei Centri di Salute Mentale e come consulente presso il Tribunale di Cuneo, fino alla decisione del 2023 di ridurre l’attività clinica per dedicarti maggiormente alla divulgazione. Come si è evoluto questo percorso e come l’esperienza sul campo ha influenzato il tuo approccio alla comunicazione digitale?
La scelta del 2023 è stata durissima. Non tanto per me, ma per il senso di colpa che mi portavo dietro… perché per anni ho pensato che fare il medico significasse stare “sul pezzo”, in reparto o in ambulatorio, ogni giorno. Ma poi mi sono accorto che potevo aiutare le persone anche in un altro modo.
L’esperienza clinica resta il cuore di tutto quello che faccio: se oggi riesco a tradurre le neuroscienze in contenuti chiari è perché le ho vissute sulla pelle, le ho viste in faccia. Ho conosciuto centinaia, migliaia di storie. E ogni video, ogni post, ogni podcast nasce da lì, da quelle relazioni, da quelle domande che mi sono sentito fare mille volte. In fondo faccio lo stesso lavoro di prima, solo che ora parlo a una platea più grande.
Infine, lasciami dire che, in realtà, continuo a fare un pochino di clinica solo nel Servizio Sanitario Nazionale presso la ASL3 di Genova dove lavoro un giorno e mezzo alla settimana; non è molto, lo so, ma cerco comunque di fare la mia parte…
Essere diventato uno degli psichiatri più influenti sul web ti pone in una posizione di grande responsabilità nella lotta contro lo stigma della salute mentale. Quali progetti hai in mente per il futuro della divulgazione psichiatrica e come immagini possa evolversi la comunicazione scientifica in questo campo così delicato?
Ho in mente un sacco di cose. Forse troppe! Alcune un po’ folli, altre molto concrete. Intanto sto lavorando su percorsi digitali ibridi, dove la psicoeducazione, la mindfulness, il cambiamento dello stile di vita possano essere strumenti davvero fruibili per chi ha un disagio mentale – anche lieve – o vuole semplicemente stare meglio.
Inoltre il mio focus sulla Lifestyle Medicine continua, con grande entusiasmo: il mio obiettivo e favorire stili di vita migliori per un miglior livello di salute fisica e mentale, senza distinzione. Con Lifeology, insieme a Gennaro Romagnoli (anche lui Sprint People n.d.r.) e Marco Zamboni, stiamo cercando di costruire un ponte tra scienza e quotidianità.
E poi sogno un nuovo modo di fare comunicazione clinica per tutta la medicina: autentico, empatico, anche un po’ imperfetto alle volte, ma sempre a contatto con la gente, perché nella salute fisica e mentale (a mio parere nessuna distinzione è da fare) l’umanità e la connessione autentica contano più della perfezione. La precisione e la completezza si raggiungono costruendo una narrazione continuativa e profonda, non solo con TikTok da 30 secondi o Reel. Se riuscirò a far passare questo messaggio anche tra i miei colleghi e tutti gli operatori sanitari, allora forse qualcosa di buono l’avrò davvero fatto.
Segui il Dr. Valerio Rosso su valeriorosso.com, ascolta “Lo Psiconauta” e scopri il suo canale YouTube per accedere a contenuti scientificamente rigorosi e accessibili su psichiatria e neuroscienze.



