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Valentina Paolucci: la dottoressa dei bambini che spiega la pediatria con i reel

Febbraio 25, 2026

Sprint People

La nostra Sprint People, Valentina Paolucci, conosciuta sui social come ladottoressadeibambini, rappresenta l’evoluzione della pediatria nell’era digitale. Dopo quasi vent’anni di lavoro, ha fatto una scelta che ha cambiato la vita di migliaia di famiglie: condividere le sue conoscenze ed esperienze professionali con il maggior numero possibile di genitori attraverso i social media.

I suoi profili sono diventati un vero punto di riferimento per tantissime famiglie. I suoi video nascono con un obiettivo preciso e concreto: fornire risposte alle domande e curiosità dei genitori sulla salute dei piccoli, traducendo l’esperienza clinica in contenuti accessibili e pratici.

Ma c’è un elemento che rende la sua comunicazione particolarmente efficace: Valentina è anche mamma di due bambine. È questa doppia prospettiva – professionale e personale – che le permette di mettersi “nei panni” dei genitori e comprendere a fondo le problematiche più comuni che si presentano nella cura dei bambini. Non è solo una pediatra che spiega, è una mamma che capisce le paure, le ansie, i dubbi che accompagnano ogni genitore.

L’abbiamo intervistata per scoprire il suo percorso verso la pediatria, come la maternità abbia trasformato il suo approccio professionale e i suoi progetti per il futuro.

Pediatria digitale: vent’anni di esperienza al servizio dei genitori sui social

I social media sono spesso associati a contenuti leggeri o di intrattenimento, eppure tu hai scelto di usarli per parlare di salute pediatrica, un tema serio e delicato. Perché credi sia importante presidiare questi spazi con contenuti di valore e rigore scientifico?

Perché oggi i social sono una delle principali fonti di informazione per i genitori, che lo si voglia o no. Le mamme e i papà cercano risposte su Google, nelle chat di IA e sui social prima ancora di chiamare il pediatra. Se noi medici non presidiamo questi spazi, lo faranno altri: persone magari anche in buona fede, ma spesso senza competenze, oppure figure che diffondono informazioni non supportate da evidenze scientifiche e basate solo sulla loro personale esperienza.

Ho scelto di esserci proprio per questo motivo: portare la pediatria sui social con un linguaggio accessibile, comprensibile, umano. La divulgazione non è semplificazione superficiale, è traduzione competente. Significa trasformare linee guida, studi clinici ed esperienza ospedaliera in messaggi chiari, che aiutino i genitori a orientarsi senza alimentare paure inutili.

In questi anni ho capito che i social possono essere uno straordinario strumento di educazione sanitaria. Un reel di 60 secondi può evitare un accesso improprio al Pronto Soccorso, può aiutare un genitore a gestire serenamente una febbre o a riconoscere determinati segnali. Qualità scientifica ed empatia sono la combinazione vincente!

Il percorso per diventare pediatra è lungo e impegnativo. Cosa ti ha fatto innamorare di questa specializzazione e come l’esperienza di essere diventata mamma ha modificato il tuo modo di esercitare la professione e di relazionarti con i genitori dei tuoi piccoli pazienti?

Mi sono innamorata della pediatria perché ho sempre profondamente amato i bambini e poi perché è una specialità della medicina completa, che richiede competenze cliniche solide ma anche una grande capacità relazionale. Il bambino non ti spiega cosa ha, devi essere bravo ad entrare in relazione con lui in pochi minuti e capire il problema. In pediatria non curi solo un sintomo: ti prendi cura di un bambino e della sua famiglia.

Durante la specializzazione ho sempre scelto di lavorare nella disabilità, in ambiti complessi, dalla genetica pediatrica alle malformazioni congenite, passando per la neurologia e ho compreso quanto sia delicato il ruolo del pediatra: siamo un punto di riferimento nei momenti più vulnerabili della vita di una famiglia. In parallelo ho studiato comunicazione perché ho sempre percepito il valore della scelta giusta del linguaggio per comunicare.

Diventare mamma ha cambiato profondamente il mio sguardo. Prima comprendevo le ansie dei genitori da medico; oggi le comprendo anche da madre. So cosa significa guardare tuo figlio con la febbre alta nel cuore della notte. So cosa significa avere paura di sbagliare e sentirsi inadeguati. La maternità mi ha resa più empatica ma anche più concreta. Ho imparato che spesso i genitori non hanno bisogno solo di una diagnosi corretta, ma di una guida rassicurante e chiara. Ho affinato il linguaggio, ho imparato a spiegare meglio, a evitare tecnicismi inutili, a validare le emozioni senza alimentare allarmismi.

Da questo è nato il mio primo libro “Rinascere Mamma” (Mondadori) dove racconto cosa aspettarsi dalla gravidanza fino ai primi mesi col bebè, anche attraverso la mia esperienza in prima persona, piena di inciampi e paure.

Essere pediatra e mamma è una doppia prospettiva che mi permette di immedesimarmi con chi ho davanti. Ed è questo che rende la relazione di cura più autentica.

Guardando al futuro, come immagini possa evolversi la divulgazione pediatrica digitale e quali progetti hai per continuare a supportare i genitori nel loro percorso di cura dei bambini?

Credo che la divulgazione pediatrica digitale diventerà sempre più strutturata e professionale. Non basterà “esserci”: serviranno competenze comunicative, conoscenza degli algoritmi, responsabilità etica e aggiornamento scientifico continuo.

Immagino un futuro in cui i medici saranno sempre più presenti online come punti di riferimento affidabili, capaci di fare rete tra loro e di contrastare attivamente la disinformazione. La comunicazione sanitaria non può più essere considerata un’attività secondaria: è parte integrante della prevenzione.

Per questo mi piacerebbe moltissimo creare un percorso strutturato per diventare bravi divulgatori scientifici mettendo a disposizione il mio know-how affinato in questi anni sui social.

Per quanto riguarda i miei progetti con i genitori, voglio continuare a costruire strumenti concreti per le famiglie: un primo passo è stato fatto nella primavera del 2025 quando ho fondato insieme ad un’altra mamma ed esperta in educazione, Alessandra Pieri, la piattaforma CORSI PER GENITORI: percorsi formativi digitali, corsi strutturati, contenuti sempre più approfonditi ma accessibili, collaborazioni con professionisti autorevoli per offrire una visione multidisciplinare.

L’obiettivo è di andare a colmare la solitudine che provano tanti genitori che, spesso lontano da casa non possono più contare sull’aiuto e l’esperienza della rete familiare nella crescita dei propri figli. Non a caso il nostro claim è “per crescere un figlio ci vuole un villaggio: benvenuto nel tuo!

Perché quando un genitore è consapevole e sereno, anche un bambino cresce meglio!

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