Quando 1.700 professionisti si ritrovano per tre giorni al Palaverdi di Parma, grazie all’evento organizzato da Learnn, non è solo un momento di networking. È un laboratorio di storie, sogni e trasformazioni.
Ecco le tre riflessioni che mi porto a casa alla fine di Learnn Offline e che vorrei condividere con la community di Sprint. Non sono esaustive per raccontare un evento che ha raccolto in tre giorni imprenditori, start-upper, marketers, comunicatori, giornalisti e curiosi, ma sono un piccolo seme che mi piacerebbe coltivare nel campo della voglia di innovare e raccontare valore.
1. “Non è mai troppo tardi per cambiare strada”
Questa frase in diverse declinazioni ci ha accolti sui cartelloni all’ingresso, ma è stata soprattutto la colonna sonora silenziosa di molti speech. Qualcuno ha raccontato di aver provato ad applicare la scienza anche nelle scelte come Daniele Francescon di Serenis che, nel momento in cui non sapeva se lasciare il suo lavoro in azienda per lanciare una startup, ha creato un excel con costi e benefici per prendere la decisione. Un approccio razionale per affrontare uno dei cambi di rotta più difficili!
E’ poi c’è chi come Marco Magnocavallo, founder di Tannico, è cintura nera di svolte. Intervistato da Luca Casadei, riuscendo in pochi minuti a ricreare l’atmosfera che chi ascolta e ama il podcast One More time conosce bene, ha raccontato un perfetto manifesto del cambiamento: 7 aziende create, 6 cambi di strada, 3 exit, 2 università. Da Economia a Giurisprudenza, da un’azienda per ricambi auto a una web agency negli anni ’90, dalla bolla di internet che esplode nel 2000 a Blogo.it (6 milioni di exit), fino ad arrivare a Tannico, la piattaforma che ha rivoluzionato il concetto di enoteca online. Ogni volta che una strada non funzionava più, Marco ha avuto il coraggio di cambiare direzione.
La lezione più profonda? Il cambiamento non è una concessione alla giovinezza, ma una competenza da allenare per tutta la vita. In un mondo che evolve alla velocità della luce, la capacità di reinventarsi non è un lusso, ma una necessità.
2. “Fatto è meglio che perfetto”
Questa frase è stata il fil rouge di diversi interventi sull’importanza di buttarsi, di testare, di sporcarsi le mani prima di avere tutte le risposte. Inès Makula owner del Made IT Podcast ha parlato proprio di come concretizzare un progetto e superare le barriere mentali che ci mettiamo da soli, illudendoci di poter raggiungere subito la perfezione e dimenticando che non diventeremo bravi finché non iniziamo davvero.
Anche Rossana Ammaturo, founder di Sample Lover, protagonista delle flash sales 3.0, ha dimostrato come un’idea semplice possa diventare business se si ha il coraggio di partire e accettare che non è detto che tutto vada esattamente come ci saremmo aspettati all’inizio.
La verità scomoda è che la maggior parte di noi è bloccata non dalla mancanza di idee, ma dalla paura dell’imperfezione. Aspettiamo il momento giusto, il prodotto perfetto, la strategia infallibile. E mentre aspettiamo, qualcun altro fa.
3. “Prendi la tua ossessione e coltivala”
Prendo in prestito una delle frasi delle slide di Francesco Oggiano che riassume lo spirito di Offline, ma anche del lavoro di tanti di noi (e lo faccio non solo perché Francesco è uno Sprint People di cui siamo tanto orgogliosi! Qui tutte le altre in continua crescita). Dopo tanto parlare di algoritmi, tool e le straordinarie possibilità dell’AI, Francesco ci ha ricordato che il vero differenziale rimane profondamente umano: l’ossessione personale, la cura, la visione autentica che solo una persona può portare. L’IA può ottimizzare, velocizzare, automatizzare. Ma non può ossessionarsi. Non può provare quella scintilla che ti fa alzare la mattina con un’idea in testa.
Anche un altro degli interventi più emozionanti di questa tre giorni, affidato ad Enrico Ferrari richiama al valore umano. Nel denunciare i 5 mostri che si devono affrontare quando si crea un brand, Ferrari ha lanciato una riflessione che rappresenta a pieno i valori in cui crediamo noi di Sprint: “in un mondo sempre più circondato da AI, vinceranno i brand che riusciranno a essere più umani”.
Questa è la nostra ossessione.
C’è un’ultima frase con cui vorrei chiudere: l’ha detta sul palco di Parma Luca Casadei nel raccontare il suo buio, l’ha ripetuta anche qualche giorno dopo a Roma all’Auditorium Conciliazione, intervistando Roberto Saviano: “godi di quello che hai e non ti concentrare su quello che non hai.”
In un’epoca di scroll compulsivo, in cui la tecnologia ci ha abituato ad avere “tutto e subito” e ad un irraggiungibile ideale di perfezione, è la chiave giusta per guardare al mondo, sfruttando le opportunità del digitale per un ampliamento dei propri diritti e delle proprie possibilità, senza perdere di vista quello che già abbiamo costruito.







