La nostra Sprint People, Valentina Fiorenza, conosciuta sui social come theblondlawyer, è un avvocato, esperta di diritto applicato alle nuove tecnologie, al marketing e ai social media, che aiuta creator, aziende e professionisti a muoversi con consapevolezza nel panorama digitale.
Con un master in diritto industriale e proprietà intellettuale, Valentina affianca imprese e professionisti che operano online occupandosi di contrattualistica, tutela della proprietà industriale e intellettuale, protezione dei dati personali e compliance GDPR.
Con il progetto The Blond Lawyer racconta e spiega il diritto applicato al mondo digitale con un linguaggio accessibile e contemporaneo, dimostrando come anche le “clausole scritte in piccolo” possano diventare uno strumento di consapevolezza per chi lavora online.
In questa intervista per Sprint, Valentina racconta il valore della divulgazione legale sui social, portando al centro ciò che spesso viene ignorato: quelle “clausole in piccolo” che in realtà definiscono il modo in cui lavoriamo e comunichiamo online. Un confronto che attraversa anche le tappe del suo percorso professionale e le competenze necessarie per muoversi in un settore in continua evoluzione, fino ad arrivare alle sfide future del diritto nella creator economy e nel mondo dei social media.
Tra diritto digitale, creator economy e nuove tecnologie
Che valore può avere oggi fare divulgazione legale sui social? E quanto è importante, secondo te, portare consapevolezza su ciò che spesso viene percepito come “le cose scritte in piccolo”, ma che in realtà definisce il modo in cui lavoriamo e comunichiamo online?
Credo che il valore della divulgazione legale sui social sia importantissimo, soprattutto nel contesto socio culturale in cui viviamo; le persone hanno un’intera vita che si svolge nel digitale (e, in particolare, proprio sui social network) ed è fondamentale che abbiano consapevolezza dei propri diritti ed obblighi e che comprendano – come regola generale – che ciò che è illegale nel mondo “analogico” lo è anche nel digitale.
A questa consapevolezza segue quella delle “cose scritte in piccolo”: il commercio online è ormai la realtà di ogni giorno e i cittadini, da un lato, e le imprese dall’altro, devono imparare a saper leggere, e conseguentemente, saper scrivere quelle cose in piccolo proprio per costruire e mantenere un rapporto di fiducia reciproca.
C’è stato un momento o una scelta precisa che ti ha portata a specializzarti in questo settore? E quali competenze (oltre a quelle giuridiche) ritieni fondamentali oggi per chi vuole lavorare nel diritto applicato al mondo digitale?
Come spesso accade, è stata la vita a portarmi a questo settore, che potrebbe sembrare una dichiarazione banale ma è quello che è successo. Faccio parte, come molti della mia generazione, di quella schiera di pionieri che ha “abitato” il web sui forum, chat di gruppo, le prime app di messaggistica istantanea o le prime versioni dei social network. Ecco, mi sono accorta che le persone, in questi “spazi digitali”, avevano rapporti interpersonali, stipulavano contratti, proponevano a giochi e lotterie e, per la maggior parte, non avevano idea che tutto ciò avesse un precipitato giuridico. E quindi mi sono detta che qualcuno glielo doveva pur dire. E ho pensato che quel qualcuno potevo essere io.
Le competenze che servono in questo settore sono vaste ma, prima di ogni cosa, serve comprendere un concetto che è fondamentale anche se apparentemente noioso: bisogna studiare le fondamenta, che provengono dalla nostra tradizione giuridica. Essa ha posto le basi di ciò che conosciamo oggi e ha tracciato il solco in cui si inseriscono tutte le innovazioni. Solo dopo aver compreso questo passaggio (direi) obbligatorio, possiamo parlare di innovazione.
Date per assodate le competenze giuridiche, è necessario essere empatici, perché, soprattutto nell’era delle macchine, in fondo le persone vogliono essere assistiti da persone. O almeno è quella la mia esperienza e la mia scelta.
E poi tanta curiosità. E soprattutto, fingere di prendersi poco sul serio, ma facendo sul serio; l’autoironia ci regala uno sguardo molto più lucido su di noi e su quello che abbiamo intorno, ma non deve mai sfociare in delegittimazione.
Guardando al futuro, quali saranno secondo te le sfide più importanti per il diritto nel mondo dei social e della creator economy? E come immagini evolverà il tuo ruolo nel supportare creator e aziende in questo scenario?
Il diritto ha davanti a sé molte sfide che gli pone la contemporaneità ma tra le più rilevanti, certamente, non si possono non citare quelle date dai sistemi di AI. Ad oggi dobbiamo riflettere molto se e come ridefinire concetti i cui contorni erano abbastanza chiari fino a qualche tempo fa, come, ad esempio, quello di “creatività” o, financo, quello di “identità” e che oggi appaiono più sfumati.
Diventa sempre più necessario creare un perimetro di tutela legale, sia per i creator che per le aziende; identificare gli asset e proteggerli da aggressioni altrui, soprattutto in maniera preventiva. E per farlo è necessario che figure come la mia si inseriscano in team multidisciplinari, per tutelare impresa e clienti. In parole non “legalesi”, se l’ufficio marketing ti convince che devi fare un concorso, un freebie, o simili, sarebbe meglio coinvolgere preventivamente i team legali e non lavorare a compartimenti stagni. Perché un “giveaway” fatto senza comunicazione al Ministero o un contratto scritto male, non sono solo “qualcosa che poteva essere fatto meglio ma non interessa a nessuno, in fondo”: sono sciatteria comunicativa, mancanza di rispetto per la propria utenza e una (cattiva) reputazione che si costruisce. Il panorama del web cambia e con esso le esigenze delle aziende e dei creator: ed è necessario che vengano tutelate per fronteggiare al meglio il mercato.
Segui theblondlawyer per scoprire cosa c’è dietro le regole del mondo digitale: contratti, proprietà intellettuale, tutela dei dati e strumenti legali per creator e imprese.



