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Stile Ghibli e trasformazioni IA delle immagini: tra creatività e problemi etici

Aprile 1, 2025

Sprint News

Non me ne vorranno i due presentatori del nostro Sprint Party di settembre, Rudy Bandiera e Marco Carrara in questa foto con Massimiliano Dona, se li abbiamo trasformati in tre simpatici personaggi dei fumetti. Si tratta per la precisione di fotografie in stile “studio Ghibli”“fumettato” e “Disney”.

In questi giorni, le bacheche social di persone più o meno note si sono riempite di illustrazioni di questo tipo, realizzate grazie all’aggiornamento di ChatGPT. Bastano semplici istruzioni testuali per reinterpretare la stessa immagine in decine di stili diversi, creando versioni alternative di ogni soggetto con una facilità senza precedenti.

Al di là dell’effetto emulazione e qualche perplessità su quest’uso dell’IA generativa come se fosse un banale filtro, la domanda a cui è davvero complicato rispondere è: dov’è il confine tra ispirazione e appropriazione indebita?

OpenAI sostiene che il suo modello eviti di replicare lo stile di singoli artisti viventi, ma la linea di demarcazione diventa sempre più sfumata. Inoltre, il vuoto normativo attuale rende difficile stabilire con certezza se queste pratiche costituiscano violazioni del copyright e della proprietà intellettuale.

La reazione degli artisti alle immagini in stile Ghibli generate dall’IA

Anche se finora lo Studio Ghibli – che è stato il più citato in questo fenomeno – non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali su questa specifica funzionalità, Hayao Miyazaki, co-fondatore dello studio di animazione, ha espresso in passato un giudizio durissimo sull’animazione generata dall’intelligenza artificiale.

Nel 2016, dopo aver visionato una demo di animazione realizzata con IA, dichiarò: “Sono profondamente disgustato. Se volete davvero creare cose inquietanti, fate pure. Io non vorrei mai integrare questa tecnologia nel mio lavoro”, aggiungendo che considerava tale approccio “un insulto alla vita stessa”.

Non è l’unico artista a nutrire preoccupazioni. Il regista Tim Burton, ad esempio, ha paragonato l’appropriazione del suo stile da parte dell’IA a un furto dell’anima, evocando credenze culturali sul potere predatorio delle immagini.

Senza scomodare interpretazioni fatalistiche, ciò che molti addetti ai lavori hanno evidenziato è che l’IA generativa promette in qualche modo di democratizzare la creatività, ma tutto ciò rischia di avvenire a scapito degli artisti in carne e ossa e delle loro competenze acquisite con anni di studio e pratica. È un paradosso: da un lato abbiamo più “creatori”, dall’altro rischiamo di svalutare il lavoro artistico professionale.

Intelligenza artificiale ed etica: l’opinione dell’illustratore Federico Cecchin

Il nostro Sprint People, Federico Cecchin, disegnatore molto amato sui social, richiama un concetto fondamentale per lo sviluppo tecnologico: “l’intelligenza artificiale non può dimenticarsi dell’etica“.

Nella sua analisi, Cecchin identifica due aspetti cruciali del fenomeno:

“Da una parte c’è un utilizzo sacrosanto dell’intelligenza artificiale per rendere più veloci e snelli alcuni processi – quella che permette di ridurre il tempo necessario per analizzare dati o eseguire operazioni che ‘a mano’ richiederebbero ore. In questo caso, la tecnologia è genuinamente al servizio dell’uomo.”

“Dall’altra parte, davanti all’intelligenza artificiale generativa è necessario fermarsi a riflettere. Non solo perché ci sono persone che sulla creatività hanno costruito il loro lavoro, ma anche perché non esistono ancora leggi e tutele adeguate in questo ambito.”

La questione, quindi, non riguarda solo il copyright e la proprietà intellettuale, ma coinvolge anche il futuro di tutte quelle professionalità creative che fino ad oggi hanno messo cuore e cervello nella loro attività.

Immagini trasformate con IA e privacy: un rischio sottovalutato

Un altro tema fondamentale, evidenziato anche da Cecchin, riguarda la privacy digitale“Ho visto in questi giorni tantissime persone sui social postare senza remore le proprie foto, dei figli, della famiglia, frutto di questo trend. Ma possibile che non si accorgano di quello che stanno dando in cambio alla tecnologia?”

Con le nostre foto e i dati personali ad esse collegati non facciamo altro che addestrare ulteriormente i modelli di IA, incorporando così volti, caratteristiche e contenuti personali in database proprietari. In pochi sono realmente consapevoli di come i loro dati vengano elaborati, archiviati o potenzialmente utilizzati in futuro quando caricano le proprie foto su questi servizi.

Gli strumenti IA nella comunicazione visiva: potenzialità e limiti

L’aspetto fondamentale emerso da questa novità è che la nuova versione di ChatGPT risponde a indicazioni di prompt più complessi e può creare immagini più dettagliate, ma difficilmente riesce a rendere più interessante un articolo, una presentazione o una pubblicità senza un’anima strategica, un filo conduttore e una storia che funziona. È essenziale ricordare che un’immagine generata male non solo risulta poco professionale, ma può essere anche dannosa.

L’IA (per fortuna, è il caso di dirlo) non sostituisce il pensiero strategico: senza conoscenze di marketing, comunicazione e tecniche di scrittura, gli output saranno inevitabilmente mediocri. Non solo: l’aumento di contenuti non si traduce in più scelta perché qualità e specializzazione continuano a fare la differenza e i contenuti generici rischiano solo di perdersi nel crescente rumore digitale. Competenze essenziali nell’era dell’intelligenza artificiale generativa.

Il valore insostituibile dell’interazione umana nell’era dell’IA

Concludo con un aneddoto significativo: abbiamo conosciuto Federico Cecchin online, selezionandolo tra i nostri Sprint People proprio un anno fa e quando abbiamo organizzato la festa di settembre con tutti i nostri creator di valore, non solo Federico ha accettato di partecipare, ma ha portato tutta la sua sensibilità e professionalità, donandoci i suoi bellissimi disegni.

C’era gente in fila per avere un suo ritratto… probabilmente l’IA avrebbe potuto aiutarlo a velocizzare il processo, ma non sempre la quantità vince sulla qualità… anzi, quanto valore (e quanti contatti, interazioni e opportunità) si sono creati da quello scambio umano?

Questo è qualcosa che una macchina, per quanto sofisticata, difficilmente potrà sostituire.

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