“Non è mai colpa tua”. È questo il messaggio che ha risuonato più forte durante l’incontro organizzato a Milano da Meta, PermessoNegato e AssoInfluencer per affrontare un fenomeno in crescita che colpisce creator, utenti comuni e soprattutto i più giovani: la sextortion.
Per chi lavora con i contenuti digitali e vive quotidianamente sui social, il tema della sicurezza online non è un’opzione ma una necessità. La sextortion – l’estorsione attraverso immagini intime ottenute con l’inganno o sottratte – rappresenta una delle forme di violenza digitale più devastanti, capace di colpire chiunque ma che trova nei creator un bersaglio particolare per la loro esposizione pubblica.
I numeri raccontano una realtà allarmante: secondo PermessoNegato, l’80% delle vittime di estorsione sono uomini, mentre il 20% donne (dati che si ribaltano nei casi di revenge porn). Ma il dato più inquietante è che il 51% delle vittime pensa al suicidio, intrappolate in quello che gli esperti chiamano “crime shame”, la vergogna che impedisce di chiedere aiuto.
Durante l’incontro, moderato da Diletta Leotta, ambassador di Meta per la sicurezza, sono emersi strumenti concreti, strategie di prevenzione e soprattutto l’importanza di un linguaggio corretto nel raccontare queste vicende. Per questo sono stati annunciati due workshop – il 10 novembre a Milano e il 19 a Roma – rivolti a creator, giornalisti ed esperti di comunicazione.
Abbiamo raccolto le voci dei tre protagonisti dell’iniziativa per capire cosa possono fare le piattaforme, le associazioni e i creator per contrastare questo fenomeno.
LE VITTIME: COME RICONOSCERLE E AIUTARLE
Matteo Flora – Presidente PermessoNegato
Chi sono le vittime di sextortion e quali sono i primi segnali che amici, familiari o anche follower dovrebbero riconoscere in una persona che potrebbe essere vittima di sextortion?
Chiunque. Davvero, chiunque. Non esiste un profilo tipo: in questi sei anni abbiamo assistito adolescenti, professionisti affermati, persone di ogni genere ed età, questo è un reato che colpisce in maniera trasversale. Il denominatore comune? Un momento di vulnerabilità, fiducia mal riposta, o semplicemente essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. I criminali sono bravissimi a creare contesti di apparente sicurezza e intimità. Non si tratta di “persone ingenue” – si tratta di persone normali che hanno incontrato criminali professionisti.
Le vittime possono manifestare diversi segnali oppure cercare di fingere che non sia successo nulla dipende molto dalla personalità, dal contesto e dal caso di specie, alcuni segnali possono essere:
- Improvviso ritiro/isolamento sociale – la persona si isola, smette di partecipare ad attività cui partecipava quotidianamente
- Cambiamenti comportamentali repentini – ansia, nervosismo, controllo ossessivo del telefono o isolamento rispetto a device e mezzi di comunicazione a cui normalmente accedeva
- Silenzi improvvisi sui social o chiusura di account
- Richieste insolite di denaro senza spiegazioni chiare
- Paura sproporzionata rispetto alla pubblicazione di contenuti online
- Disturbi del sonno, perdita di appetito, segni di stress prolungato
In tutti i casi il senso di vergogna è l’arma principale dei criminali. Più una vittima si vergogna e si isola, più è vulnerabile. Questo tipo di violenza digitale si caratterizza infatti per essere un reato di c.d. shaming caratterizzati da:
– Victim Blaming (Colpevolizzazione della vittima)
È quel meccanismo per cui si attribuisce alla vittima la responsabilità di ciò che ha subito. La mancata percezione del disvalore sociale della condotta posta in essere ai danni della vittima fa si che le vengano rivolte frasi che sentiamo troppo spesso: “Ma come hai fatto a fidarti?”, “Bastava non mandare quelle foto”, “Te la sei cercata”, “Dovevi essere più attento/a”.
Questo è devastante perché sposta l’attenzione dal criminale alla vittima – biasimando quest’ultima. Amplifica il senso di vergogna che già normalmente impedisce alle persone di denunciare, scoraggia altre vittime dal farsi avanti e protegge indirettamente i criminali creando un ambiente di omertà.
La verità? I criminali sono professionisti della manipolazione. Hanno tecniche consolidate, studiano le vulnerabilità umane, sanno come creare fiducia. Non è questione di essere “stupidi” – è questione di aver incontrato qualcuno più esperto nel manipolare l’altro.
– Vittimizzazione Secondaria
È ancora più subdola. La vittimizzazione primaria è il crimine stesso. Quella secondaria è il trauma aggiuntivo causato dalla risposta dell’ambiente circostante: istituzioni, famiglia, amici, società. La matrice è la stessa del victim-blaming ma la traduzione in italiano pone l’accento sulla doppia colpa che viene attribuita alla vittima, partendo da un presupposto comune: la mancata percezione del disvalore sociale della condotta digitale che viola la sfera intima e privata della vittima stessa.
Succede quando la famiglia reagisce con giudizio invece che supporto, quando i media trattano il caso in modo sensazionalistico, quando le forze dell’ordine non prendono sul serio la denuncia, quando il processo legale diventa un calvario dove la vittima viene messa sotto accusa, quando l’ambiente lavorativo o sociale ostracizza la persona.
In Permesso Negato lo vediamo continuamente: persone che hanno il coraggio di denunciare e poi vengono ri-traumatizzate dal sistema che dovrebbe proteggerle.
Per questo il nostro approccio è sempre caratterizzato da zero giudizio, massima riservatezza, protezione della dignità della persona e focus sul criminale, non sulla vittima.
PermessoNegato lavora concretamente con le vittime. Qual è invece il “primo passo giusto” da compiere appena ci si rende conto di essere vittime?
Se una persona si rende conto di essere coinvolta in una dinamica di sextortion, è necessario:
- Non isolarsi, ma cercare una persona fidata con cui parlare o Associazioni come PermessoNegato per poter ricevere supporto emotivo e pratico.
- Mantenere la calma: È fondamentale non farsi prendere dal panico.
- Interrompere le comunicazioni con il ricattatore e disattivare o limitare la visibilità degli account coinvolti.
- Non pagare il riscatto: Pagare non fermerà gli aggressori ma potrebbe invece incentivare ulteriori richieste.
- Raccogliere prove: Salvare tutte le comunicazioni, screenshot, dati del profilo del ricattatore e qualsiasi informazione utile.
- Contattare le autorità competenti: Denunciare l’accaduto alla polizia postale o agli organi preposti.
- Se il ricattatore ha già diffuso il materiale, segnalare immediatamente alle piattaforme online coinvolte per richiedere la rimozione del contenuto, o affidarsi ad Associazioni come PermessoNegato che agiranno in qualità di rappresentanti legali.
Ma soprattutto, non sentirsi colpevole, perché la responsabilità non è mai di chi subisce, ma solo di chi minaccia o diffonde. Buona norma, inoltre, imparare a prendersi cura di se: riposo, alimentazione regolare, tecniche di rilassamento o mindfulness possono alleviare i sintomi.
IL RUOLO DELLE PIATTAFORME
Laura Bononcini – Public Policy Director for Southern Europe di Meta
Come si bilancia la protezione degli utenti con la necessità di non limitare eccessivamente la libertà di condivisione sulle vostre piattaforme?
Sulle nostre piattaforme, le persone, e specialmente i più giovani, devono sentirsi libere di comunicare e condividere esperienze, ma devono poterlo fare in sicurezza. Per garantire questo equilibrio, abbiamo sviluppato gli Standard della Community, che forniscono una guida su cosa è consentito e cosa non lo è sulle nostre piattaforme. Questi standard si basano sia sui feedback degli utenti sia sui consigli degli esperti, e prestano particolare attenzione all’inclusione di punti di vista diversi. Il rispetto di queste regole è per noi fondamentale: le violazioni possono comportare conseguenze serie, come la disattivazione dell’account.
Al contempo, nel corso degli anni ci siamo impegnati per realizzare strumenti che promuovano una riflessione attiva e consapevole, soprattutto tra i più giovani. I risultati indicano che questi sforzi stanno dando i loro frutti, anche per quanto riguarda attività complesse come contrastare il fenomeno della sextortion: basti pensare che da quando la funzione di Protezione dalle immagini di nudo, che sfoca le immagini rilevate come nudità quando vengono inviate o ricevute nei Direct Messages di Instagram (per poi decidere solo in un secondo momento se si voglia visualizzare l’immagine o meno), è stata introdotta a livello globale, il 99% degli utenti, compresi gli adolescenti, l’ha mantenuta attiva.
A giugno, oltre il 40% delle immagini sfocate ricevute nei DM è rimasto sfocato, riducendo significativamente l’esposizione a nudità indesiderate. Inoltre, la protezione dalle nudità incoraggia le persone a pensarci due volte prima di inoltrare immagini che potrebbero essere di nudo: a maggio, circa il 45% delle persone ha scelto di non inoltrare le immagini dopo aver visto l’avviso.
Quali sono gli strumenti che Meta può mettere in campo contro la sextortion?
Abbiamo regole severe contro nudità e attività sessuali, nonché contro la condivisione di immagini intime non consensuali – siano esse reali o generate dall’IA – e rimuoviamo tali contenuti ogni volta che ne veniamo a conoscenza. Tra aprile e giugno 2025, siamo intervenuti su 9,6 milioni di contenuti che mostravano nudità e attività sessuale di adulti, il 96,4% dei quali individuato proattivamente dall’intelligenza artificiale, prima che venisse segnalato dagli utenti.
Meta è leader del settore nella lotta contro l’abuso di immagini intime da oltre un decennio: siamo stati la prima azienda a utilizzare tecnologie di riconoscimento immagini per identificare e rimuovere contenuti NCII (contenuti intimi non consensuali), tra le prime aziende a sostenere la costruzione della piattaforma StopNCII in collaborazione con SWGfL (South West Grid for Learning), incoraggiando altre realtà del settore a fare altrettanto, ed abbiamo supportato il NCMEC per il lancio di Take it Down. Le realtà che supportiamo per contrastare la sextortion – Take It Down per i minorenni e PermessoNegato (che si appoggia su StopNCII) per i maggiorenni – si basano sulla tecnologia hash, che consente di creare un’impronta digitale unica delle immagini o dei video: le piattaforme partner possono così verificare se contenuti corrispondenti – compresi quelli generati dall’intelligenza artificiale – vengono caricati, rimuovendoli immediatamente e bloccandone la diffusione.
Nell’ambito della tutela dei minori, abbiamo collaborato anche con i partner della Tech Coalition per istituire Lantern, un programma globale che consente alle aziende tecnologiche di condividere segnali su account e comportamenti che violano le policy di sicurezza dei minori, così da indagare e intervenire rapidamente sulle proprie piattaforme.
In aggiunta al supporto di queste realtà, lavoriamo costantemente per sviluppare nuove funzioni per le nostre piattaforme che rendano le esperienze online sempre più sicure. Oltre alla funzione di Protezione dalle immagini di nudo, adesso se qualcuno invia una foto o un video via DM su Instagram o Messenger utilizzando la funzione “Visualizza una volta” (il contenuto può essere visto solo una volta) o “Consenti di riprodurre di nuovo” (il contenuto può essere visto due volte, poi scompare), non dovrà più temere che vengano fatti screenshot o registrazioni senza il suo consenso.
Quest’estate abbiamo aggiunto nuove funzioni di sicurezza nei DM degli Account per Teenager — che offrono un’esperienza dedicata e più sicura ai ragazzi tra i 13 e i 17 anni — per fornire ai più giovani maggiori informazioni sugli account con cui stanno chattando e aiutarli a individuare potenziali malintenzionati. Infine, per tutti gli utenti, è stata introdotta una nuova opzione nei DM che consente di bloccare e segnalare contemporaneamente un account. Questa nuova opzione combinata contribuisce ad assicurarsi che gli account dei potenziali trasgressori ci vengano segnalati, in modo da poterli esaminare e prendere provvedimenti.
LE RESPONSABILITA’ DEI CREATOR
Jacopo Ierussi – Presidente AssoInfluencer
I creator sono spesso il primo punto di contatto per le loro community, soprattutto quelle più giovani. Come possono affrontare questo ruolo di “primo ascolto” senza rischiare di dare consigli sbagliati o di sostituirsi a professionisti? Dove finisce la responsabilità del creator e dove inizia quella delle istituzioni?
Non c’è dubbio. Creator e influencer oggi hanno una responsabilità sociale enorme: sono spesso il primo punto di contatto per le nuove generazioni, un riferimento emotivo e valoriale prima ancora che comunicativo.
Molti ragazzi non riescono più a dialogare con genitori o insegnanti, ma trovano online un canale di interazione immediato: un commento sotto un post, una live su Twitch, un messaggio privato.
In quegli spazi digitali sentono di appartenere a una community, di essere finalmente ascoltati (e magari in grado di aprirsi a confidenze e argomenti più maturi).
Ma è proprio qui che iniziano anche i rischi.
Quando in una community emergono temi delicati o di sofferenza personale, il creator/influencer può trovarsi, spesso suo malgrado, a gestire situazioni che esulano completamente dal suo ruolo.
Il fatto che un follower condivida con lui un problema serio non lo trasforma in uno psicologo, un avvocato o un assistente sociale. E nemmeno chi possiede professionalità in quei campi, se agisce da creator, può confondere i piani: in quel contesto non ha di fronte un cliente, ma una community.
Il compito del creator non è fornire risposte tecniche, ma indirizzare, sensibilizzare, orientare verso le giuste fonti e risorse per il cittadino: istituzioni, associazioni, professionisti.
Un creator davvero consapevole sa dire: “Non ho la risposta, ma ecco dove puoi trovarla.”
Ed è proprio questa capacità di non oltrepassare il limite e di canalizzare correttamente l’ascolto che distingue un comunicatore maturo da un semplice creatore di contenuti digitali.
Dobbiamo inoltre ricordarci che le istituzioni, hanno il dovere di offrire strumenti, sportelli e piattaforme di supporto, tuttavia, spesso non hanno la capacità di parlare la lingua delle nuove generazioni.
Ecco perché i creator diventano alleati preziosi: sono ponti tra il mondo digitale e quello istituzionale, in grado di trasformare la comunicazione in educazione e la visibilità in un’occasione di crescita collettiva.
AssoInfluencer ha sempre lavorato per la professionalizzazione del settore. In che modo la formazione sulla sicurezza digitale e sui temi come la sextortion può diventare parte integrante del percorso professionale di un creator, al pari della conoscenza delle norme fiscali o contrattuali?
Come Assoinfluencer, stiamo lavorando da tempo affinché la formazione sulla sicurezza digitale, sulla prevenzione della sextortion e sulla gestione responsabile della community diventi parte integrante del percorso professionale del creator al pari della formazione su temi fiscali, giuridici e deontologici.
Non si può più immaginare un creator preparato solo sul piano delle tecniche di comunicazione o di marketing: serve una cultura della responsabilità, che renda chi fa questo mestiere pienamente consapevole dell’impatto che le proprie parole e i propri contenuti hanno sulla vita delle persone.
In questo senso, l’obiettivo di Assoinfluencer è chiaro: trasformare la notorietà in competenza e la competenza in tutela, sia per i creator/influencer sia per le loro community.





