In Sprint amiamo raccontare storie di valore, quelle che lasciano il segno. Oggi vi portiamo nel cuore di una straordinaria avventura imprenditoriale, tra intelligenza artificiale e onde dell’Oceano. È la storia di Marco Trombetti e Isabelle Andrieu, co-fondatori di Translated, un esempio unico di innovazione e visione globale. Scopriamo insieme come un’idea può trasformarsi in una rivoluzione che connette il mondo attraverso le lingue.
Immaginate un viaggio che unisce la tecnologia più avanzata e il fascino del mare, in una sfida che mette al centro l’uomo, le sue capacità, e il suo desiderio di superare i limiti.
Una visione nata da un incontro
Marco e Isabelle si incontrano a Grenoble. Lui, astrofisico romano; lei, appassionata di lingue di Versailles. Dal loro amore nasce un sogno: creare qualcosa insieme che unisse le loro passioni. Nel 1999, con un dominio da 100 dollari e un ufficio improvvisato, danno vita a Translated, diventato oggi uno dei più importanti provider di traduzioni online al mondo, con un fatturato di circa 60 milioni di euro e clienti come Airbnb.
Ma l’inizio non è stato facile. “Le aziende non compravano traduzioni online con le carte di credito“, racconta Marco. Così, con creatività e perseveranza, trasformano i loro siti di contenuti pop in generatori di traffico per il loro progetto principale. È il trampolino di lancio per Translated, che cresce grazie all’uso intelligente delle keyword e alla combinazione tra traduttori umani e supporto dell’Intelligenza Artificiale.
La visione di Marco e Isabelle va oltre il successo imprenditoriale: vogliono usare la tecnologia per migliorare la vita delle persone. Da qui nascono iniziative come Pi Campus, un hub di innovazione, e Pi School, che offre formazione avanzata sull’Intelligenza Artificiale. La loro filosofia è chiara: la tecnologia deve essere un alleato, non un sostituto, dell’essere umano.
La sfida dell’Oceano: senza tecnologia, con il cuore
Questa visione si riflette anche nella loro ultima impresa: il giro del mondo a vela, in una regata “senza tecnologia”. Con due Swan 65 vintage, Marco e Isabelle hanno partecipato alla Ocean Globe Race, una competizione che celebra i 50 anni della Whitbread, la storica regata intorno al mondo. La sfida? Navigare senza GPS, affidandosi solo al sestante e alle capacità umane.
La loro barca, Translated 9, ha vinto le prime due tappe, affrontato tempeste e riparazioni rocambolesche e ha concluso un viaggio epico, senza arrendersi mai anche quando tutto sembrava andare contro di loro.
“Volevamo dimostrare che l’uomo è sempre al centro di tutto“, spiegano. E ci sono riusciti, con un mix di lacrime, risate, fatica e orgoglio.
Un esempio per il futuro
La storia di Marco e Isabelle dimostra che la tecnologia, per quanto avanzata, non può sostituire il coraggio, la creatività e l’intelligenza dell’essere umano. È una lezione che trascende il mondo digitale, arrivando fino alle profondità dell’Oceano.
Guarda qui “Human Touch”, il meraviglioso cortometraggio di Translated che celebra la vita umana e che è stato trasmesso qualche giorno fa in occasione del Premio Vincenzo Dona.



