In un’epoca in cui la tecnologia avanza a ritmi vertiginosi, c’è chi da vent’anni fa da ponte tra la complessità della scienza e la curiosità delle persone. Massimo Temporelli, fisico e divulgatore, ha fatto della sua passione per la conoscenza una missione: raccontare il rapporto tra essere umano e innovazione attraverso ogni canale possibile, dalle aule universitarie ai social media.
Oggi lo incontro per Sprint, in un momento particolare del suo percorso: mentre continua a esplorare nuovi modi di comunicare la scienza, ha appena lanciato “Che idea! Colpi di genio e altre avventure”, un progetto che promette di raccontare le intuizioni che hanno cambiato il mondo.
Hai portato la scienza e la tecnologia dall’università alla radio, dalla TV ai social. Come è cambiato il modo di comunicare questi temi e, soprattutto, come è cambiata la percezione del pubblico verso la tecnologia? Quali sono le sfide e le opportunità che vedi oggi nel raccontare il rapporto tra uomo e innovazione?
Credo di essere un uomo fortunato perché mi sono trovato a fare il divulgatore scientifico, con una passione particolare per l’analisi sul rapporto uomo e tecnologia, proprio in un periodo in cui il nostro rapporto con le macchine sta cambiando radicalmente. Questo rapporto è sempre più affascinante, determinante e interessante ed essere in grado di riflettere su questi temi è davvero strategico. Oggi stiamo vivendo una vera e propria quarta rivoluzione industriale: Internet, i social media, l’importanza dei dati, la globalizzazione e la velocità delle informazioni creano una necessità sempre maggiore di esperti e spesso aziende, cittadini e istituzioni mi chiamano per avere una guida nella riflessione su questi temi.
Tuttavia, questo non può esimerci dal compito che spetta a tutti di ragionare su chi siamo, su cosa facciamo e su dove portiamo valore e dove, invece, è sensato delegare alle macchine cose che facevamo prima e che non ha più senso che facciamo noi oggi.
Nonostante creda che stiamo vivendo un periodo interessante riguardo al rapporto tra uomo e tecnologia penso che sia necessario un approccio multidisciplinare. Non può essere solo l’ingegneria a occuparsi della tecnologia: ci vogliono anche la filosofia, la spiritualità, la politica, la società. Mi piace dire sempre alle mie figlie, che sono ancora piccole, e ai giovani che si avvicinano a me per un orientamento: ‘Studiate materie scientifiche con un approccio umanistico e materie umanistiche con un approccio scientifico. Prendete una laurea in filosofia, ma aggiungete al vostro piano di studi corsi di coding, intelligenza artificiale, biotecnologie. Viceversa, se vi piace la matematica, studiate matematica, ma fate anche un corso di scrittura creativa.’
È proprio in questa fusione tra scienze e umanità che vedo il segreto per costruire una carriera virtuosa.
Dalla fisica alla divulgazione, passando per università, media e imprenditoria: il tuo è un percorso ricco e non convenzionale. Ripensando alla tua esperienza universitaria degli anni ’90, c’è qualcosa che non ti ha soddisfatto? E cosa consiglieresti oggi a un giovane appassionato di scienza che vuole seguire una strada simile alla tua?
Se ripenso agli anni ’90, quando ero studente di fisica, ricordo bene la sensazione di staticità che avevo. Sembrava che la cultura fosse qualcosa di già stabilito, che ci fosse già qualcuno che si occupasse del futuro, della ricerca e io mi sentivo quasi escluso da quel meccanismo. Mi sarebbe piaciuto andare in laboratorio a fare gli esperimenti classici della fisica ma anche che il professore mi chiedesse di provare a dare una mia interpretazione ad un fenomeno, di provare a modificare l’apparato sperimentale per produrre qualcosa di nuovo e non già di noto.
Quello che mi rammarica non è tanto il mio caso personale (che comunque ho saputo svincolarmi da quella mentalità), ma piuttosto il pensiero che oggi i giovani possano avere la stessa percezione: quella di non essere parte di un processo evolutivo, di un cambiamento, di andare all’università per imparare solo quello che hanno fatto altri (che è sì fondamentale perché siamo dei nani sulle spalle dei giganti). Vorrei che tutti si potessero esprimere e dare il proprio (anche piccolo).
Mi piacerebbe che i giovani che leggeranno questa intervista capissero che il periodo dell’università è il momento più importante della loro vita dove la loro testa può esprimere il massimo: ragazzi sfruttate questo periodo!
Il tuo nuovo podcast “Che idea! Colpi di genio e altre avventure” esplora le grandi intuizioni che hanno cambiato il mondo. Cosa ti ha spinto alla realizzazione di questo progetto e perché pensi sia particolarmente rilevante oggi?
Un nuovo podcast, una nuova avventura, dopo otto anni cambio prospettiva, avevo voglia di percorrere nuove strade. L’editore OnePodcast mi dà la possibilità di sperimentare questo nuovo format nel quale smetto di guardare le persone come il motore principale della storia che racconto (come ho fatto con F***ing Genius) e guardo l’idea. È più difficile, me ne rendo conto mentre lo scrivo: raccontare la storia di un uomo o di una donna che innova un sapere o che inventa o scopre qualcosa di nuovo è più facile, mentre seguire la storia di una idea fino alla sua concretizzazione è più difficile sia per il pubblico sia per chi scrive però credo sia fondamentale. Diceva Eleanor Roosevelt che menti piccole parlano di persone, menti mediocri parlano di fatti, grandi menti parlano di idee.
Mi piacerebbe poi dare delle regole per generare le buone idee e per evitare gli errori quindi all’interno delle storie delle idee ci saranno anche due rubriche, Teoria delle idee e Teoria degli errori, dove cerchiamo di raccontare come è nata una idea e quale è la regola che l’ha fatta nascere e poi solitamente nel lato B della puntata mettiamo un errore e raccontiamo come evitare quell’errore o quale è il meccanismo alla base di quell’errore.
Abbiamo bisogno di idee nella politica, nelle aziende, nella cultura, nell’arte, nella tecnica, nella tecnologia, nella scienza e quindi fare un atlante (così l’ho chiamato) sulle idee del passato e su come si generano le idee per il futuro mi sembrava una cosa rilevante.
Spero che lo ascoltiate, che vi piaccia e che vi concentriate non tanto sul passato, maestro di vita, ma sulle vostre idee e su come migliorarle.



