“Il Comune di Milano risponderà al suo messaggio entro 24 ore”. “La sua pratica INPS è stata aggiornata, controlli la notifica”. “Segui in diretta Instagram l’apertura del nuovo cantiere della metro”.
Sono frasi che fino a pochi anni fa sarebbero sembrate fantascienza e che invece stanno diventando realtà grazie alla rivoluzione silenziosa della comunicazione pubblica. Una rivoluzione che ora trova riconoscimento ufficiale: il recente Decreto PA, convertito nella legge 69 del 2025, segna un punto di svolta storico introducendo per la prima volta a livello normativo le figure del social media manager e dell’esperto di marketing digitale all’interno degli organici pubblici.
Da voce istituzionale a conversazione digitale
La rivoluzione silenziosa che sta trasformando il rapporto tra Stato e cittadini passa anche – e soprattutto – attraverso il linguaggio. Per decenni, la comunicazione pubblica è stata caratterizzata da un formalismo che spesso creava distanza invece di costruire ponti. Oggi, con l’ingresso di professionisti del digitale, si apre la possibilità di trasformare il “burocratese” in una comunicazione più accessibile, immediata e orientata alle persone.
Come abbiamo sempre sostenuto qui su Sprint, comunicare valore significa anzitutto parlare il linguaggio del proprio pubblico, ed è esattamente ciò che questa riforma intende realizzare nell’ecosistema pubblico.
Una rivoluzione di 16.000 professionisti
I numeri della trasformazione digitale nella PA sono impressionanti. Secondo le stime, l’introduzione del social media manager in ogni amministrazione pubblica comporterebbe la selezione di oltre 16.000 professionisti specializzati tra ministeri, Comuni e Regioni. Un vero e proprio esercito di comunicatori digitali chiamati a costruire un nuovo rapporto con il pubblico e a raccontare la PA in modo innovativo, dai servizi sul territorio alle iniziative delle diverse amministrazioni.
D’altra parte la ricerca presentata in questi giorni al Forum PA 2025 rivela un quadro in evoluzione: il 45% dei lavoratori percepisce miglioramenti nel settore pubblico nell’ultimo triennio, soprattutto nella digitalizzazione e nella comunicazione.
È particolarmente significativo il dato sulla comunicazione pubblica verso i cittadini: il 14,3% rileva progressi, ma c’è anche un 9,1% che continua a vederla come un punto debole. La ricerca evidenzia un dato cruciale che conferma quanto sosteniamo da sempre a Sprint: nelle amministrazioni che comunicano meglio, la fiducia cresce.
Best practices: quando la PA fa social
Nonostante le sfide attuali, esistono già esempi consolidati di comunicazione pubblica efficace che utilizza anche i social media per parlare ai cittadini.
Erano gli anni del Covid quando seguendo l’esempio dell’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, molti amministratori come il sindaco di Milano Beppe Sala usavano le dirette social per aggiornare i cittadini sulla situazione sanitaria, senza esimersi da spaccati di vita personale. Lo stesso faceva il sindaco di Bergamo Giorgio Gori privilegiando quello che allora era Twitter come strumento per informare i cittadini.
Oggi grazie a Instagram e TikTok, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri mostra in prima persona l’avanzamento dei lavori pubblici, creando un modello di comunicazione trasparente che trasforma potenziali criticità in opportunità di dialogo con i cittadini.
Anche diverse istituzioni pubbliche hanno sviluppato una presenza significativa sui social media il che ha contribuito ad avvicinarle ai cittadini, come accade con l’INPS. L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale attraverso i profili ufficiali sulle principali piattaforme social fornisce aggiornamenti su scadenze, procedure e servizi; questa digitalizzazione ha contribuito a rendere più accessibili informazioni tradizionalmente percepite come complesse.
Per non parlare del grande successo dei profili social dell’Arma dei Carabinieri che vanta un account molto attivo che cerca di creare un legame con il pubblico attraverso post divertenti e contenuti virali
Quando il pubblico incontra il privato: spunti di riflessione
Come community di creator e aziende che credono nel potere della comunicazione di valore, possiamo trarre alcuni spunti significativi da questa evoluzione:
1. L’autenticità paga: anche la PA ha compreso che comunicare in modo trasparente e autentico è l’unica strada per costruire fiducia
2. La competenza è imprescindibile: l’era dell’improvvisazione digitale è finita, anche nel settore pubblico si riconosce la necessità di affidarsi a professionisti
3. L’intelligenza artificiale come alleata: la riforma apre le porte all’integrazione di tecnologie avanzate nella comunicazione pubblica, con tutte le opportunità e responsabilità che ne derivano
Da sempre Sprint sostiene che comunicare valori positivi non sia una prerogativa del settore privato, ma una responsabilità condivisa da tutti gli attori sociali. Vedere la Pubblica Amministrazione aprirsi a figure professionali dedicate alla comunicazione digitale è un segnale importante che il messaggio è stato recepito anche ai più alti livelli istituzionali.
La sfida sarà ora tradurre queste intenzioni in pratiche concrete che possano realmente avvicinare la PA ai cittadini, trasformando il linguaggio burocratico in una conversazione bidirezionale basata sull’ascolto e sulla condivisione di valore.
Ogni rivoluzione comincia dal linguaggio. E questa volta, è la legge stessa a riconoscerlo.



