I risultati della ricerca condotta da Business Intelligence Group, partner di Sprint e presentata alla Camera dei Deputati nell’ambito del convegno “L’innovazione amica delle persone” rivelano un quadro incoraggiante: il nostro Paese non rifiuta l’innovazione tecnologica, ma la accoglie con una fiducia “pragmatica” che si concentra sui benefici concreti per la vita quotidiana.
Nel corso della mattinata di confronto, alla presenza di Istituzioni, creator e alcuni dei partner di Sprint, Gianni Bientinesi, Ceo di BIG ha presentato quanto è emerso dalla ricerca effettuata su un campione di 1002 adulti intervistati nel mese di settembre 2025.
Guarda la presentazione di Gianni Bientinesi
Una fiducia selettiva ma solida
Il dato più significativo emerso dalla ricerca (realizzata su oltre 1.000 italiani adulti) è la fiducia del 74% degli italiani nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario. Diagnosi più accurate, terapie personalizzate e assistenza medica avanzata rappresentano le applicazioni che raccolgono maggiore consenso. Subito dopo, con il 26% delle preferenze, troviamo la tutela ambientale: monitoraggio, riciclo e risparmio energetico sono percepiti come terreni fertili per l’innovazione tecnologica.
Questa preferenza per salute e ambiente non è casuale. Riflette una visione dell’innovazione come strumento di miglioramento della qualità della vita, non come fine a se stesso. Gli italiani chiedono tecnologie che risolvano problemi reali, che tocchino le loro preoccupazioni quotidiane più profonde.
Le preoccupazioni: privacy e disinformazione al centro
Il consenso verso l’innovazione non significa accettazione acritica. Il 44% degli intervistati esprime preoccupazione per l’uso improprio dei dati personali, mentre il 38% teme la disinformazione e la manipolazione tramite algoritmi. Il 37% lamenta la mancanza di trasparenza e regole chiare.
Significativo che la perdita di lavoro a causa dell’automazione, spesso considerata la paura principale, sia citata solo dal 26% del campione. Questo suggerisce una maturità nell’approccio all’innovazione: le preoccupazioni si concentrano più sulla governance e l’etica tecnologica che su timori apocalittici.
L’innovazione come leva di inclusione
Un risultato particolarmente incoraggiante riguarda la percezione dell’innovazione come strumento di inclusione sociale: il 63% degli italiani crede che la tecnologia possa rendere la società più equa. Questo consenso è ancora più marcato tra i giovani 18-24 anni (media 3,00 su 4) e i residenti nel Mezzogiorno (2,87 su 4).
Emerge qui una visione dell’innovazione non come privilegio di pochi, ma come opportunità democratica di accesso a servizi, conoscenza e opportunità. Una prospettiva che ribalta la narrazione difensiva spesso dominante nel dibattito pubblico.
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La filosofia del nostro incontro
L’evento del 18 settembre alla Camera ha voluto dare voce a questa Italia pragmatica e propositiva sull’innovazione. La ricerca conferma che il nostro Paese non ha bisogno di essere “convinto” sull’utilità delle nuove tecnologie, ma di essere rassicurato sulla loro governance.
Allo stesso modo non è la tecnologia di per sé buona o cattiva, ma è l’utilizzo che se ne fa.
Sono 3 le chiavi che possiamo riassumere per un’innovazione amica delle persone:
1. Trasparenza normativa
Regole chiare, comprensibili e applicate in modo coerente su tutto il territorio nazionale ed europeo.
2. Benefici tangibili
Innovazioni che risolvano problemi concreti, a partire da salute e ambiente, i settori dove la fiducia è già alta.
3. Inclusione attiva
Tecnologie che riducano le disuguaglianze anziché amplificarle, coinvolgendo tutti i territori e tutte le generazioni.



