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Giornalismo e IA: un Codice deontologico per guardare al futuro 

Gennaio 7, 2025

Sprint News

“Questo articolo è stato scritto con l’assistenza dell’intelligenza artificiale”. Una frase che sta diventando sempre più comune nelle redazioni giornalistiche di tutto il mondo, ma che non basta a rispondere in modo esaustivo agli interrogativi sulla natura del giornalismo moderno. 

Da una parte c’è uno strumento potentissimo che può analizzare dati e rapporti in poche ore, lasciando al giornalista di approfondire e trarre le conseguenze frutto della sua esperienza e competenza; dall’altra c’è il rischio di una sovrabbondanza di testi scritti artificialmente, senza alcuna mediazione intellettuale e in barba al diritto d’autore e alla responsabilità editoriale. 

È proprio in questo contesto di rapida evoluzione tecnologica che si inserisce il nuovo Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti, approvato all’unanimità dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti l’11 dicembre scorso, che entrerà in vigore dal primo giugno 2025. 

Le nuove regole: l’articolo 19

L’articolo 19 del nuovo codice deontologico stabilisce un principio chiaro: l’intelligenza artificiale non può sostituire l’attività giornalistica. La norma impone ai professionisti dell’informazione precisi obblighi: 

  • dichiarare esplicitamente quando si utilizza l’IA per produrre o modificare contenuti; 
  • mantenere la responsabilità e il controllo editoriale; 
  • verificare fonti e dati utilizzati; 
  • rispettare tutti gli obblighi deontologici, senza eccezioni 

Gli usi virtuosi: l’esperienza di Associated Press

In molte redazioni si fa già grande uso di intelligenza artificiale generativa, il problema è che non sempre la si utilizza nel modo corretto.  
Secondo il Report commissionato dall’Associated Press nell’aprile 2024 gli utilizzi più promettenti dell’IA nel giornalismo sono: 

  • generazione di titoli e newsletter 
  • fact-checking automatizzato 
  • analisi di grandi quantità di dati 
  • produzione di contenuti multimediali 
  • personalizzazione dei contenuti per diverse piattaforme 


Si tratta di strumenti che possono aumentare l’efficienza delle redazioni, liberando ad esempio i giornalisti dai compiti più ripetitivi e permettendo analisi più approfondite, ma non va dimenticato il ruolo del giornalista come interprete di quei dati prodotti e analizzati dall’IA.  

L’esperimento fallito di Radio Kraków 

Un caso che illustra concretamente i rischi dell’uso improprio dell’IA nel giornalismo è quello di Radio Kraków. Nel 2023, l’emittente pubblica polacca ha lanciato quello che doveva essere un esperimento di tre mesi: un canale radiofonico gestito quasi interamente dall’intelligenza artificiale. L’iniziativa è stata però interrotta dopo meno di una settimana quando la radio ha trasmesso un’intervista generata dall’IA con la poetessa Wisława Szymborska, premio Nobel per la Letteratura deceduta nel 2012, e aveva in programma un’intervista con Józef Piłsudski, figura storica morta nel 1935. 

Questo episodio ha sollevato numerose questioni etiche e professionali. Come riportato da News from Poland, il caporedattore Marcin Pulit ha successivamente affermato che l’esperimento mirava proprio a dimostrare i rischi dell’IA nel giornalismo. Il caso ha anche evidenziato problematiche occupazionali, con segnalazioni di licenziamenti legati all’automazione. 

La battaglia legale del New York Times 

La complessità del rapporto tra giornalismo e IA è emersa in modo eclatante il 27 dicembre 2023, quando il New York Times ha intentato una causa contro Microsoft Corporation e OpenAI Inc. davanti alla United States District Court, Southern District of New York. La testata ha accusato i giganti tech di aver utilizzato illegalmente milioni di articoli, indagini approfondite, opinioni, recensioni e guide per addestrare i loro modelli di IA generativa come ChatGPT e Bing Chat. 

Come riportato nella documentazione del caso, il New York Times sostiene che questo utilizzo non autorizzato dei contenuti minaccia la sua capacità di fornire giornalismo di qualità, riducendo le entrate derivanti da abbonamenti, licenze, pubblicità e affiliazioni. La concorrenza diretta con i prodotti di intelligenza artificiale potrebbe “depauperare la base di lettori e la reputazione” del giornale. 

Questo caso ha messo in luce un paradosso fondamentale: gli stessi strumenti che potrebbero potenziare il lavoro giornalistico rischiano di minare le fondamenta economiche e creative dell’industria dell’informazione se non adeguatamente regolamentati. 

Il futuro del giornalismo

I casi del New York Times e di Radio Kraków, seppur diversi, evidenziano entrambi la necessità di una regolamentazione chiara dell’uso dell’IA nel giornalismo. Le nuove disposizioni del codice deontologico rappresentano un primo passo importante verso un utilizzo responsabile di queste tecnologie. 

La sfida per il futuro non sarà resistere all’IA, ma utilizzarla come strumento per un giornalismo più accurato ed efficiente, evitando i rischi di disinformazione e manipolazione evidenziati dal caso Radio Kraków.  

Ne abbiamo parlato anche qualche settimana fa con Francesco Oggiano che nella sua intervista, ci aveva lasciato proprio con questo interrogativo: “cosa possiamo fare con l’AI che non abbiamo ancora fatto? Nuovi progetti, nuovi prodotti, cose molto più innovative, divertenti e di qualità.” 

È possibile un giornalismo aumentato dall’IA e non sostituito dalla tecnologia?
Questa è la sfida del futuro.

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