In un mondo che spesso ci rende i nostri peggiori critici, trasformare complessi concetti di benessere mentale in contenuti fruibili e insegnare la self-kindness è la missione di Gennaro Romagnoli, Sprint People, psicologo e psicoterapeuta che con il suo progetto PsiNel, il podcast di psicologia più ascoltato in Italia, ha democratizzato l’accesso al benessere psicologico attraverso i media digitali.
Gennaro ha saputo coniugare oltre 15 anni di esperienza clinica con una straordinaria capacità divulgativa, portando la mindfulness e l’autocompassione dalle aule accademiche agli smartphone di migliaia di persone. Attraverso i suoi contenuti, Gennaro affronta temi cruciali come ansia, stress, crescita personale e soprattutto self-kindness, con un linguaggio che elimina le barriere tra professionista e pubblico senza mai compromettere il rigore scientifico.
L’abbiamo intervistato per scoprire il valore della divulgazione psicologica digitale, come insegna l’autocompassione a chi lotta con l’autocritica e quali progetti ha in mente per il futuro del benessere mentale accessibile.
Tra media digitali, self-kindness e nuovi orizzonti: l’impatto di Gennaro Romagnoli sul benessere mentale
Con PsiNel hai creato il podcast di psicologia più ascoltato in Italia e hai portato contenuti di psicologia e mindfulness sui social media, rendendo accessibili concetti complessi del benessere mentale. Che valore pensi abbia oggi questa forma di divulgazione psicologica attraverso i media digitali?
All’inizio il progetto Psinel era una sorta di “parco giochi”, uno spazio in cui potevo confrontarmi con persone appassionate di psicologia e crescita personale. Col tempo, però, si è trasformato in qualcosa di più strutturato: una specie di assistente digitale. I miei pazienti e i corsisti potevano accedere non solo agli esercizi proposti dal vivo, ma anche a un ampio archivio di pratiche online, sempre disponibili.
Oggi la divulgazione psicologica online è importantissima. La possibilità di accedere a informazioni dettagliate e scientificamente fondate sulla vita quotidiana è qualcosa di prezioso. Molte pratiche che oggi consideriamo “di buon senso” sono in realtà il risultato di un lungo processo di osservazione, ricerca e divulgazione. Un esempio emblematico è quello di Ignaz Semmelweis, che a metà dell’Ottocento invitava i suoi colleghi a lavarsi le mani prima di assistere le partorienti. Non proponeva una tecnologia avanzata, ma un gesto semplice, quasi banale, talmente banale da risultare offensivo: “forse siete voi a portare le infezioni”. Eppure quella scoperta, che oggi diamo per scontata, fu inizialmente rifiutata, ignorata e perfino derisa. Non perché mancassero i dati, ma perché mancava una cultura pronta ad accoglierli.
La divulgazione è ciò che trasforma una scoperta in comportamento quotidiano: è il ponte tra il laboratorio e la vita reale. Oggi, con la psicologia online, stiamo facendo qualcosa di molto simile. Stiamo prendendo concetti complessi—come la regolazione emotiva, l’attenzione o la gestione dei pensieri—e li traduciamo in strumenti utilizzabili nella vita di tutti i giorni. Naturalmente questo comporta anche dei rischi: la semplificazione può diventare banalizzazione. Ma senza semplificazione molte conoscenze resterebbero chiuse nelle accademie. Forse, allora, la vera sfida non è evitare la divulgazione, ma farla bene: rendere accessibile senza perdere rigore, avvicinare senza distorcere. Perché, proprio come lavarsi le mani, anche alcune competenze psicologiche possono sembrare semplici… ma possono cambiare profondamente la qualità della nostra vita!
La self-kindness rappresenta uno dei pilastri della mindfulness e un tema a te molto caro. Come spieghi questo concetto a chi è abituato ad essere il proprio peggior critico e quali sono i benefici concreti che hai osservato nelle persone che riescono a sviluppare maggiore autocompassione?
La self-kindness è uno di quei concetti che oggi stanno emergendo sempre di più. Anche perché, se ci pensi, viviamo in una cultura che ci ha insegnato soprattutto a giudicarci. E questo crea un paradosso: cerchiamo di stare meglio trattandoci peggio. Io la spiego così: se una persona a cui vuoi bene facesse un errore, come le parleresti? Ecco, la self-kindness è iniziare a costruire quella stessa qualità di relazione anche con te stesso. Non significa “essere buoni” o indulgenti, ma creare le condizioni psicologiche per funzionare meglio.
La ricerca mostra che quando iniziamo a giudicarci duramente—e continuiamo a farlo—manteniamo attivo il nostro sistema di attacco-fuga. È come se non riuscissimo più a sentirci al sicuro dentro di noi. Questo attiva una serie di meccanismi di difesa che ci portano a evitare le situazioni, a fuggire da noi stessi oppure ad attaccare gli altri o noi stessi. Diventare più gentili con sé significa darsi la possibilità di riconoscere quando stiamo soffrendo—che sia per un errore, un fallimento o una ferita—e, a partire da lì, prendersi cura di sé e degli altri in modo più efficace.
Perché quando ti attacchi continuamente aumenti lo stress, riduci la lucidità e spesso peggiori proprio ciò che vorresti migliorare. Quando invece introduci anche solo un minimo di gentilezza diventa più facile osservare i propri errori, restare nelle emozioni difficili e soprattutto mantenere continuità nel cambiamento. Ed è qui che, nella pratica clinica, si vede davvero la differenza.
Se vogliamo collegarlo al tema della divulgazione, la self-kindness è un esempio perfetto di contenuto ad alto impatto sociale. Perché non resta teoria, ma cambia concretamente il modo in cui le persone vivono la relazione con se stesse.
Guardando al futuro, quali progetti hai in mente per espandere ulteriormente la tua missione di rendere la psicologia e la meditazione accessibili a tutti? Ci sono nuovi format o iniziative che sogni di realizzare?
Negli ultimi anni mi sono accorto di una cosa: oggi le persone sanno tantissimo, ma fanno fatica a trasformare questa conoscenza in pratica. Ed è proprio lì che si sta orientando la direzione dei miei progetti futuri: sempre meno contenuti “da capire” e sempre più percorsi “da allenare”.
Continuerò a parlare di psicologia online, perché è una delle mie passioni principali. Mi piace immaginarmi come un piccolo Prometeo che ruba il fuoco degli dei (cioè della ricerca scientifica) per portarlo nella vita quotidiana delle persone.
Inoltre, sto lavorando al mio prossimo libro, che sarà proprio orientato a trasformare una teoria psicobiologica del funzionamento relazionale—affascinante ma complessa—in un percorso pratico, semplice e utile. Anche qui la sfida sarà la stessa: evitare la banalizzazione di decenni di ricerca, senza però rendere tutto troppo complicato.
Oggi, con la possibilità di avere un’intelligenza artificiale sempre in tasca, non credo che il problema siano le informazioni, ma il modo in cui vengono trasmesse e comprese. Esistono creator molto più bravi, più giovani e innovativi di me, ma credo sia fondamentale che esista un anello di congiunzione tra la ricerca più rigorosa e la divulgazione più efficace. Io mi vedo così: uno di questi piccoli anelli di collegamento.
Uno dei miei obiettivi per il futuro è rendere sempre più esplicito questo passaggio, e penso che sia una responsabilità condivisa da molti professionisti con anni di esperienza alle spalle. Se dovessi riassumere il mio progetto principale per il futuro in una domanda, sarebbe questa: quali sono le modalità più efficaci per raccontare la profonda saggezza che la psicologia ha raccolto e sistematizzato negli ultimi decenni?
Segui Gennaro Romagnoli sui social e il progetto PsiNel per iniziare un percorso di crescita personale e scoprire come sviluppare l’autocompassione, praticare la mindfulness e migliorare il tuo benessere mentale con strumenti concreti e accessibili. Un viaggio verso una relazione più gentile con te stesso e una vita più consapevole!



