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Federico Cecchin: tratti veloci, storie profonde!

Febbraio 14, 2025

Sprint People

In un mondo sommerso di immagini effimere, c’è chi riesce ancora a catturare l’essenza di una persona in pochi, fulminei tratti. Oggi incontriamo Federico Cecchin, un artista che trasforma il ritratto in un racconto, la velocità in eleganza, e i social in una galleria di umanità. La sua arte non è solo disegno, ma una forma di comunicazione istantanea che cattura l’anima di chi viene rappresentato, strappando un sorriso e restituendo l’unicità di ogni volto.

In questa intervista, con generosa sincerità, ci aprirà le porte del suo percorso personale, condividendo ricordi preziosi: dall’influenza paterna che ha plasmato la sua sensibilità artistica, agli insegnamenti indelebili di una professoressa del liceo. Scopriremo il mondo dietro i suoi tratti, le sue ispirazioni e come riesce a raccontare storie senza pronunciare una sola parola.

Qual è stato il tuo percorso formativo?
Ci sono stati maestri, corsi di studio o esperienze particolari che hanno influenzato significativamente il tuo stile e la tua tecnica di disegno?

Ho frequentato l’Istituto d’Arte, sezione grafica. È stata un’esperienza meravigliosa perché, finalmente, potevo esprimermi. Alle elementari e alle medie, infatti, mi dicevano spesso che ero portato solo per il disegno e non per le altre materie… anche se non era del tutto vero.

Ho avuto molti maestri che mi hanno influenzato. Il primo è stato mio padre, anche lui disegnatore e creativo, che mi ha trasmesso il talento e la passione per l’arte. Mia madre, invece, mi ha insegnato la parte commerciale. Disegno da quando avevo 5 anni e ho sempre usato questa abilità per farmi degli amici o per conoscere nuove persone, un po’ come chi suona la chitarra alle feste.

Adoravo artisti come Klimt, per la sua eleganza, e disegnatori come Andrea Pazienza e lo stile inconfondibile di Alan Ford. Con il tempo, i miei riferimenti sono cambiati. Uno dei miei miti oggi è Michael Niemann, un grafico e illustratore tedesco con uno studio a New York, ma anche una serie non elencabile di artisti bravissimi che vedo sulle varie piattaforme social.

Parlando di scuola, un’insegnante che mi ha lasciato un segno profondo è stata la mia prof. di Disegno dal Vero, che ho avuto in prima superiore. Era una jazzista e ci faceva fare esercizi insoliti, come disegnare linee verticali e orizzontali che dovevano essere uniche, senza sbavature o interruzioni. Oppure ci faceva disegnare uova, che sembrano semplici ma sono incredibilmente difficili da riprodurre perfettamente. Era come un maestro Miyagi del disegno, e le devo moltissimo. Mi ha insegnato il controllo che ritengo fondamentale se vuoi fare ciò che faccio io.

Cosa significa per te comunicare attraverso un ritratto? Come riesci a catturare non solo i tratti fisici di una persona, ma anche la sua essenza e personalità in pochissimi tratti?

I volti parlano e raccontano una storia. Quando guardo un volto, ne analizzo la struttura e le linee essenziali che lo compongono. Non so bene come faccio, ma negli anni ho sviluppato uno spirito di osservazione altissimo che mi permette di collegare cervello, cuore, mano e occhio. Questo processo rende i miei disegni uno studio progettuale che parte e finisce in due minuti se si tratta di ritratti live.

La velocità di esecuzione è una mia caratteristica distintiva: posso moderarla o accelerarla, a seconda delle esigenze. Quando un volto mi colpisce, sento un brivido attraversarmi il corpo, fino alle mani, che traducono quella sensazione in disegno.

Vedo già le linee sul volto delle persone, solo quelle essenziali. Il mio cervello elimina automaticamente ciò che è superfluo, permettendomi di catturare l’essenza di un volto in pochi tratti.

Hai progetti artistici o collaborazioni che vorresti esplorare in futuro? Come vedi evolversi la tua arte nei prossimi anni?

Negli ultimi 30 anni ho dedicato la mia vita al disegno, creando centinaia di migliaia di volti. Ora, però, sento la necessità di rallentare e orientarmi verso un futuro più artistico e meno commerciale. Sto lavorando a un nuovo stile che ho creato moltissimi anni fa e voglio dargli più rilevanza. È chiamato Abstract Caricature: non si tratta di caricature nel senso tradizionale, ma di ritratti caratterizzati da linee essenziali, eleganti e d’impatto. Sembrano semplici a prima vista, ma in realtà sono complessi da progettare e richiedono tutta la cura che un’opera unica merita.

Un altro progetto che mi sta molto a cuore è la creazione di corsi di disegno, pensati per aiutare chi desidera avvicinarsi a questo mondo. Vorrei anche esplorare come unire arte e tecnologia, ma non attraverso l’intelligenza artificiale. Sebbene mi interessi e mi aggiorni partecipando a summit e studiando i concetti di base, la considero una potenziale minaccia. Tuttavia, riconosco che può avere un ruolo utile in certi ambiti.

Per quanto riguarda i social, non li guardo più con lo stesso stupore di una volta. Oggi li vedo come un grande spazio dove molti comunicano valore e contenuti di qualità, ma altri “urlano” per farsi notare. Da un po’ preferisco concentrarmi su ciò che ho attorno, senza sentirmi schiavo dell’algoritmo. Vedere la realtà in modo più diretto, senza il filtro della tecnologia, sta diventando per me più prezioso.

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