Ci sono persone che raccontano i propri successi e altre che scelgono di raccontare il percorso che li ha resi possibili. La nostra Sprint People Daniele Cassioli, atleta paralimpico, formatore e autore, appartiene a questa seconda categoria. Nato cieco a Roma nel 1986, ha costruito una straordinaria carriera sportiva diventando il più titolato sciatore nautico paralimpico al mondo, con 28 titoli mondiali, 27 europei e 45 italiani.
Ma la sua storia non parla soltanto di sport. Parla di fiducia, autonomia, possibilità e della capacità di guardare oltre ciò che sembra mancare per concentrarsi su ciò che si può costruire. Lo sport, come ama raccontare lui stesso, è stato il primo ambiente a trattarlo come “Daniele che sa fare” e non come “Daniele che non sa vedere”, diventando una vera palestra di vita.
Negli anni Daniele ha affiancato all’attività sportiva quella di formatore, autore e promotore dell’inclusione. Ha pubblicato i libri “Il vento contro” e “Insegna al cuore a vedere. Il bello è oltre la superficie delle cose”, e fondato l’associazione Real Eyes Sport, per avvicinare i bambini con disabilità visiva alla pratica sportiva, la Cassioli Foundation, per sostenere progetti e iniziative capaci di generare autonomia, fiducia e crescita per le persone, e, infine, la società benefit Real Eyes People, che supporta le organizzazioni e i team aziendali attraverso corsi di formazione, coaching e attività di sviluppo incentrate su fiducia, leadership, cambiamento e inclusione,
Attraverso i suoi interventi nelle scuole e nelle aziende porta una riflessione potente: non esistono problemi di serie A o di serie B, ma atteggiamenti diversi con cui scegliere di affrontarli.
In questa intervista per Sprint parliamo del rapporto tra sport, crescita personale e consapevolezza, del percorso che ha portato Daniele a trasformare un limite in una risorsa e dei progetti con cui continua ogni giorno a creare nuove opportunità per gli altri.
Tra sport, possibilità e nuovi inizi
Che valore ha avuto lo sport nel costruire la persona che sei oggi? E quanto pensi che possa aiutare le persone a scoprire possibilità che spesso nemmeno immaginano di avere?
Qualsiasi esperienza, a maggior ragione durante il periodo della crescita quando si è bambini, contribuisce a formare carattere, emotività e attitudini. Lo sport all’inizio aveva tanto il sapore della rivalsa, per dimostrare che anche senza vedere meritavo almeno di poterlo praticare. Poi è diventato sfida, occasione di crescita, conoscenza di altre disabilità, trasferte e molte sconfitte delle quali si parla poco ma che hanno avuto un impatto rilevante.
Pertanto lo sport ha avuto un ruolo determinante per la costruzione dell’adulto che sono oggi. Inoltre, grazie alla mia carriera che mi ha dato enormi soddisfazioni, è arrivato a definire parte della mia identità: ora sono conosciuto come atleta paralimpico e in parte questa cosa è diventata una narrazione che vivo anche dentro me stesso.
Penso che anche in questo lo sport possa essere davvero funzionale ed educativo. Perché questo accada è importante che il contesto, quello fatto da genitori, dirigenti e allenatori, abbia la maturità almeno minima nella gestione: lo sport può diventare anche aspettative disattese, fallimenti esistenziali e così via, pertanto, se ci si tiene lontani da quei pericoli, ha una potenza rara ed espone le persone, i giovani in particolare, a esperienze assai formative e utili alla crescita personale.
Guardandoti indietro, c’è stato un momento in cui hai capito che la tua storia poteva diventare qualcosa di utile anche per gli altri? E come sei arrivato alla scelta di dedicarti sempre di più alla formazione e all’impatto sociale?
Sicuramente negli anni 2013 e successivi abbiamo assistito a una progressiva valorizzazione delle imprese degli atleti paralimpici e io assistevo a questa cosa dallo studio in cui facevo ogni giorno 12 ore di lavoro come fisioterapista.
In quel periodo ho iniziato a maturare la consapevolezza che di fisioterapisti bravi ce fossero moltissimi e che invece le mie peculiarità potessero rappresentare qualcosa di unico per chi mi ascoltava e un modo autentico per valorizzare la mia persona e il percorso che stavo facendo e che continuo a fare.
Ho scelto quindi di iniziare a studiare, a formarmi andando verso ciò che desideravo davvero e nel 2019 ho affrontato questo grande salto, sperimentando una professione del tutto nuova per me.
Le spinte successive per continuare in questo percorso mi sono poi arrivate anche dai riscontri che il mondo mi ha restituito: tanti bambini grazie a Real Eyes Sport si avvicinano al movimento pur convivendo con una disabilità, le organizzazioni mi apprezzano come speaker e formatore, soprattutto rispetto ai temi che riguardano la fiducia, il cambiamento e l’inclusione.
Inoltre sento che posso evolvere ancora molto e alcune direzioni che prenderò nemmeno le conosco del tutto. Penso che vivere momenti gratificanti durante il percorso e parallelamente sentire di poter contribuire ancora di più sia una fortuna e dia tanto senso a ciò che si fa.
Oggi il tuo impegno continua ad ampliarsi ben oltre lo sport agonistico. Quali sono i progetti che stai costruendo in questo momento e quale sogno ti piacerebbe realizzare per continuare a creare opportunità e inclusione?
Sul piano sociale il mio sogno è far crescere sempre di più Real Eyes Sport e Cassioli Foundation, soprattutto nella loro capacità di perseguire le proprie finalità, al servizio delle fasce fragili della popolazione. Lo sport è un diritto di tutti, ma non tutti abbiamo gli stessi diritti.
Divulgare certi valori è bellissimo; costruire organizzazioni capaci di trasformarli in risposte concrete per le persone è ancora più complesso, ma anche molto più prezioso.
Come formatore, poi, sto lavorando tanto su me stesso per ampliare le mie competenze, mettermi in discussione e condividere la mia storia al servizio delle organizzazioni, con grande attenzione alle persone.
Oggi investiamo tantissimo in strumenti digitali di ogni genere, ma quanto siamo disposti a fare lo stesso per sviluppare le competenze trasversali degli esseri umani? È una domanda che mi accompagna ogni giorno e che mi stimola a svolgere sempre meglio il mio lavoro di consulente e formatore.
Segui Daniele Cassioli per scoprire una storia che parla di sport, crescita personale e possibilità. Un percorso che dimostra come il punto di partenza non definisca il traguardo e come, spesso, i limiti più importanti da superare siano quelli che ci imponiamo da soli.



