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Antipatiagratuita: conosciamo chi si nasconde dietro il nome più scorbutico dei social

Giugno 25, 2026

Sprint People

Ci sono nomi che nascono come semplici pseudonimi e finiscono per trasformarsi in vere e proprie identità narrative. È il caso della nostra Sprint People Antonio Schiena, scrittore, social media manager e storyteller conosciuto sui social con il nome di @antipatiagratuita, un progetto che da oltre dieci anni racconta storie, pensieri e frammenti di quotidianità con uno stile ironico e immediatamente riconoscibile.

Antonio ha costruito un percorso che unisce scrittura, comunicazione e narrazione digitale. Autore di diversi romanzi pubblicati, nel 2018 ha vinto il premio Leggo Quindi Sono con Non contate su di me e nel 2023 ha pubblicato Chiodi per Fazi Editore.

Accanto alla scrittura lavora come social media manager, ma è soprattutto attraverso antipatiagratuita che ha costruito una community seguita da oltre mezzo milione di persone, dimostrando come lo storytelling possa diventare uno spazio di connessione tra autore e pubblico.

In questa intervista per Sprint entriamo nel mondo di Antonio, tra scrittura, storytelling e identità digitali, per scoprire che dietro antipatiagratuita si nasconde qualcuno decisamente più simpatico di quanto il nome lasci immaginare.

Dal nickname alla persona: il mondo di Antonio Schiena

Partiamo dalla domanda che probabilmente ti fanno tutti: come nasce “antipatiagratuita”? E quanto c’è di Antonio in questo nome?

Nasce come pagina Facebook ormai circa quindici anni fa, che rispetto a oggi era davvero un’altra era geologica per i social. In quel periodo la rete, o comunque la mia home, era invasa da contenuti zuccherosi, foto di colazioni e di serate fuori a divertirsi e una narrazione perennemente entusiasta della realtà; io, nel mio piccolo, volevo creare uno spazio in cui rivendicare il diritto alle piccole storture quotidiane, a quei fastidi che capitano a tutti ma che nessuno ammetteva.

Sin dall’inizio non c’è mai stata una vera strategia: raccoglievo questi pensieri sulle note del telefono, usandole come un diario di sfogo ogni volta che non potevo dire quelle cose a voce. Poi, un giorno, ho deciso di prenderne una ventina e di pubblicarli tutte insieme su una pagina Fb. Quindi è nato tutto molto per caso, anche perché in quegli anni non esisteva il concetto di influencer o content creator e almeno io pubblicavo quelle frasi solo per il gusto di farlo, con la soddisfazione di scoprire che quel modo di guardare il mondo era lo stesso di tantissime altre persone.

Quanto c’è di Antonio in Antipatia gratuita? Beh, sicuramente condividono le prime tre lettere. Al di là di questo, tutto ciò che si legge su Antipatia Gratuita fa parte di me, ma ovviamente ne rappresenta solo una piccola parte. Quando le persone mi incontrano dal vivo e mi dicono “Ma sai che, seguendoti online, pensavo fossi solo antipatico?”, io lo prendo sempre un po’ come un insulto. Voglio dire: quale essere umano ha una personalità monodimensionale, fatta di un unico aspetto? Siamo tutti fatti di sfumature, e l’antipatia è solo una delle tante.

Che valore può avere oggi lo storytelling sui social? E quanto pensi sia importante creare contenuti capaci non solo di intrattenere, ma anche di lasciare qualcosa a chi legge e si riconosce in quelle storie?

A volte ho la sensazione che il termine “storytelling” sia diventato un po’ inflazionato, una parola di cui si è abusato finché non ha perso il suo significato originario. C’è stato un periodo in cui sembrava che sui social non si potesse fare altro che narrare, mitizzare e romanzare qualsiasi cosa, dal lancio di un grande progetto fino alla scelta dei calzini la mattina. Il rischio, però, è l’artificio: se si ragiona costantemente solo per rispettare i binari del proprio storytelling, diventa impossibile rimanere sinceri. E se non si è sinceri, a lungo andare, non si è nemmeno troppo interessanti, perché il “finto” dopo un po’ annoia. Quindi direi che sì, è ancora importante, ma solo se non diventa la propria prigione.

Circa l’idea di lasciare qualcosa a chi legge, credo sia fondamentale, ma questo non significa che il puro intrattenimento vada svalutato. Anzi, spesso si tende a snobbare chi fa semplicemente divertire, come se fosse una dote di serie B rispetto a chi fa riflettere o commuovere. In realtà, riuscire a intrattenere e strappare una risata intelligente, pulita e non banale è una delle cose più difficili e credo ci sia un valore enorme anche nel regalare un momento di leggerezza. Se poi, oltre a farti sorridere, quel contenuto riesce a farti sentire compreso nelle tue piccole nevrosi quotidiane, allora hai creato un ponte reale tra te e chi sta dall’altra parte dello schermo.

Qual è quella piccola cosa quotidiana che ti infastidisce tantissimo (e di cui non hai ancora mai parlato) che si meriterebbe un post di antipatiagratuita?

Se di qualcosa non ho ancora parlato, è perché non mi è ancora venuta in mente. Ormai ho una specie di riflesso condizionato: appena una situazione quotidiana mi infastidisce, il mio cervello la trasforma all’istante in una vignetta per Antipatia gratuita.

Se dovessi fare una lista rapida di cose che ancora mi mettono a dura prova ogni giorno, ci sarebbero sicuramente chi ti chiama invece di mandare un messaggio, quelli che si fermano all’improvviso per strada alla fine delle scale mobili, chi ti dà la sua opinione senza che nessuno gliel’abbia chiesta, quelli che ti vedono da lontano e si avvicinano per chiacchierare, chi ti dice “dobbiamo assolutamente prendere un caffè” sapendo che non succederà mai, quelli che lasciano i vocali di cinque minuti senza un punto della situazione, e così via.

Sì, la mia giornata è un continuo esercizio di autocontrollo, che fortunatamente si trasforma in materiale per la pagina.

Guardando al futuro, c’è una storia, un progetto o un linguaggio che senti di voler esplorare e che ancora non hai avuto modo di raccontare?

Nel tempo ho realizzato che ciò che amo davvero è scrivere, ed è la strada che voglio continuare a coltivare. Per questo mi piacerebbe provare a sperimentare la penna anche su altri mezzi: mi stimola l’idea di lavorare come autore per un programma televisivo, di mettermi alla prova con una sceneggiatura, o persino di cimentarmi con il testo di una canzone. So che confrontarmi con professionisti che lavorano con linguaggi diversi dai miei sarebbe un’opportunità di crescita incredibile e mi divertirebbe moltissimo. Il tutto senza abbandonare la narrativa né l’ironia che porto avanti sui social, che rimangono le mie radici fondamentali.

Segui antipatiagratuita per scoprire storie, pensieri e frammenti di quotidianità raccontati con ironia, sensibilità e uno sguardo sempre originale sul presente. Un progetto che dimostra come dietro un nome apparentemente scoraggiante possa nascondersi una delle forme più autentiche di storytelling digitale.

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